> La Chiesa di San Tommaso
Le scarse notizie che si hanno di questo monastero lombardo, la più antica delle quali sembra a risalire al 1055, non bastano a tracciarne
neppure per sommi capi la storia: che dovette essere assai varia e interessante, per ciò che è dato di intravedere dai pochi indizi giunti
fino a noi. Purtroppo per ora impossibile risalire, attraverso i secoli, alle origini degli insediamenti dei monaci, come anche ridiscendere
con qualche continuità fino alla sopressione (1978) dell?abbazia, che era stata trasformata in commenda già prima del 1457.
L?eccezionale qualità della vasta decorazione dipinta tornata alla luce dopo il 1977- con lavori, del resto, lontani dall?essere
compiuti- induce pensare che il monastero di Acquanegra sia stato un centro di primissimo ordine: ricco, probabilmente, oltre del necessario
archivio, anche di una biblioteca e forse di uno "scrittorium", di cui per altro non è ancora noto né un segno di appartenenza né un
"explicit".
La chiesa, a croce latina, a tre navate, con transetto e presbiterio absidato, è una costruzione interamente in cotto,
databile al sec. XI. E' perfettamente orientata ad est. La copertura originaria era a capriate; le volte a crociera,
di ancora incerta datazione, aggiunte in epoca posteriore, tagliando fuori la parte superiore dell?edificio.
La navata centrale è divisa dalle due laterali da quattro colonne ( o meglio: pilastri circolari) in mattoni e
da due semicolonne terminali per lato. La cripta è solo in minima parte accessibile: fu scoperta nel 1899, quando furono anche ritrovati
vasti tratti di un grandioso pavimento a mosaico, figurato, sottostante l'attuale, e anch?esso da retribuire al sec. XI.
Al di sopra delle arcate, le due pareti della navata centrale sono spartite longitudinalmente in due registri sovrapposti, separati da una
grande fascia a meandri a forma di nastri in prospettiva, di vari colori su fondo oltremare. Sotto il registro inferiore, lungo gli
estradossi delle arcate, corre in oltre un registro "marginale", continuo, mentre un'altra grande fascia a meandri, verticale, segna
l?inizio e il termine dell?uno e dell?altro.
Infine, una terza grande fascia a meandri-conserva solo frammentariamente- parallela a quella che divide i due registri principali,
concludeva in alto tutta la decorazione, immediatamente al disotto della copertura.
Tale schema generale non è solito: ciò che, ad Acquanegra, sembra assai originale è l'ordinamento semplice e grandioso che all?interno di
esso, è dato, anziché a storie di contenuto narrativo, alle molte grandi figure di solenni personaggi dell?Antico Testamento che vi
si susseguono a schiera.
Risaltano, questi eleganti personaggi, più grandi del vero, su un fondo unito, bianco; tutti recano, in atteggiamenti diversi, aggraziati,
dei cartigli inscritti con testi a grandi capitali rosse, che valgono ad identificarli ( i rispettivi nomi erano anche segnati a fianco di
ognuno, in iscrizioni in rosso ora per lo più scomparse: restano, tra l?altro, una MALA(chia), e il ?.DIT di una presumibile Giuditta).
Nel registro superiore, che è alto circa un terzo di più di quello sottostante, altre figure simili, di ancora maggior proporzioni,
erano in origine spartite due a due non da un architettura dipinta, ma dalle quattro finestre in seguito manomesse. Nell?insieme, dunque , ogni parete,
quando era integra, presentava dodici figure nel registro inferiore, a gruppi di tre, e dieci, a gruppi di due, nel registro superiore.